![]() |
Torino e la sua storia
a cura di vp |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Il Cinquecento - parte 4
Decide, così,
di far costruire un formidabile organismo difensivo sul lato debole della
città, quello ovest, verso la Francia:
Il grande fossato antistante è ora colmato ed è scomparso il ponte levatoio; il Mastio rimane tuttavia edificio di grande interesse. Sopra il grande portone centrale vi è un ampio arco di muro del tutto spoglio, salvo due finestrelle per lo scorrimento del ponte levatoio. L’altra è la Cisterna situata più ad est, e si presenta con una doppia rampa elicoidale (sistema di scale abbastanza largo ed ingegnoso da permettere la discesa per abbeverarsi agli squadroni di cavalleria, in fila per due, e di risalire nel senso opposto senza incontrarsi). Quando a metà 800 la Cittadella fu distrutta Riccardo Brayda, bravissimo architetto dell’epoca, non avendo il coraggio di abbattere queste stupende opere, convinse il Comune a risparmiare il Mastio e interrò la Cisterna, pur dovendone distruggere la parte superiore che terminava con una grande torre, e disegnò delle mappe per il loro ritrovamento futuro. Alla sua morte, tramandò le mappe al figlio con l’ordine di tramandarle a sua volta fino a che i tempi non fossero stati tali che la loro importanza fosse riconosciuta. Nel 1968 i documenti giunsero al generale Amoretti che fece cercare la Cisterna, che pare trovarsi in via Valfrè, nel cortile di una scuola elementare. La distruzione delle Cittadella fu un enorme sbaglio sia dal punto di vista storico, che da quello urbanistico. La sua sopravvivenza, inoltre, avrebbe dato alla città un impatto monumentale ed un aspetto storico-militare non indifferente, che non sarebbe stato facilmente minimizzato neppure dall’enorme sviluppo disordinato che ha subito la Torino di oggi. |
![]() ![]() ![]() |