GOLOSITA' | ![]() |
La
Parma dei sapori di Andrea Piovano |
||||||||||
Le
specialità La spalla cotta Il parmigiano reggiano Il prosciutto di Parma
|
Pare che lo stesso Giuseppe Verdi amasse la buona tavola e che nella cucina della Villa di SantAgata, aromi e profumi, frutto di una tradizione enogastronomia secolare, fossero allaltezza della più alta vocazione culinaria parmense. Il maestro ci lascia la ricetta della spalla cotta di cui pare fosse ghiottissimo. Oggi Parma celebra il
successo della sua cucina che, da una dimensione regionale, è oggi
divenuta celebre in tutto il mondo. Si può parlare di uno straordinario
equilibrio tra esigenze di qualità e rispetto della tradizione,
coniugate con le leggi della moderna industria agro-alimentare.
A tali prodotti si affiancano i preziosi frutti della terra: il tartufo nero di Fragno e i Funghi della Val Taro. Andare alla ricerca di essi significa addentrarsi nel cuore del parmense tra colline e castelli. Loccasione sarà così propizia per un bicchiere di dolce Malvasia o di Lambrusco La spalla cotta e cucinata dal Maestro In una lettera al Conte Arrivabene, datata 27 aprile 1872, lo stesso Verdi scrive la ricetta di uno dei suoi piatti preferiti: "Io non diverrò feudatario della Rocca di San Secondo, ma posso benissimo mandarti una spalletta di quel santo. Anzi te lho già spedita stamattina per ferrovia, quantunque la stagione sia un po avanzata, spero la troverai buona. Devi però mangiarla subito prima che arrivi il caldo. Sai tu come va cucinata? Prima di metterla sul fuoco bisogna levarla di sale, cioè lasciarla due ore nellacqua tiepida. Dopo si mette al fuoco dentro un recipiente che contenga molta acqua. Deve bollire a fuoco lento per sei ore, poi la lascerai raffreddare nel suo brodo. Fredda che sia, ossia 24 ore dopo, levarla dalla pentola, asciugarla e mangiarla ". In un qualunque ristorante, come nelle case, questo piatto viene servito fumante, ma de gustibus Al di là di un gergo pubblicitario che specula e nel contempo svuota di significato parole come "tradizione" e espressioni del tipo "autentico sapore di una volta", il parmigiano Reggiano è davvero anzitutto Storia. Se la letteratura latina, alla quale erano cari convitti e occasioni mangerecce, ne celebra con Marziale il gusto prelibato, sarà il Decamerone di Boccaccio a descrivere una montagna pantagruelica di Parmigiano grattugiato, sulla quale ruzzolano maccheroni e ravioli in quantità, verso fiumi di Vernaccia. Insomma se il parmigiano ha ispirato tali scene di banchetti degni di un Trimalcione o del Paese dei Bengodi, chissà che non sia vera la storia del rispetto della "tradizione" e della ricerca dell"autentico sapore di una volta"? La prelibatezza del Parmigiano-Reggiano è stata recentemente riconosciuta dalla Comunità Europea e certificata dal marchio di Denominazione di Origine Protetta (DOP). Nel 1934 nasce, senza finalità di lucro un Consorzio che, oggi raggruppa circa 650 caseifici artigianali della zona tipica (province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova e Bologna) garantisce la conservazione di un metodo di lavorazione secolare e lapplicazione delle rigide norme che ne assicurano la genuinità. Un viaggio nella
memoria letteraria, alla scoperta dei primi riferimenti a questo illustre
insaccato ci porta in epoca romana, quando la città di Parma apparteneva
alla Gallia Cisalpina e, narra Varrone, lattività
dellallevamento di porci era rinomata anche nei dintorni. |