Dal
Borgo Nuovo al Borgo Vecchio
Bardonecchia
gode di una posizione invidiabile, adagiata con grazia al centro di un grande
anfiteatro e chiusa nel cerchio incantato di quattro valli: Rochemolles,
Fréjus, Rho e Mélezet, con la catena dei Re Magi che divide la
valle della Rho dalla Valle Stretta . Il panorama
è superbo e incornicia la città che è divisa in due parti
distinte: il Borgo Nuovo e quello Vecchio.
La parte più recente della
cittadina,
il Borgo Nuovo, si trova nella sua parte bassa, attorno
alla ferrovia, ed è composta perlopiù da edifici residenziali e d
alberghi. Una delle vie che la caratterizza è la centralissima e animata
Via Medail e, percorrendola, si arriva al Borgo
Vecchio, loriginario nucleo urbano di case alpestri.
Il Borgo Antico (o Vecchio) vanta una
storia secolare e un interessante patrimonio artistico, disperso anche nelle
borgate del suo territorio. Gran parte del Borgo Vecchio è stato da poco
oggetto di interventi di riqualificazione ambientale, con la pavimentazione in
pietra di molte strade, il rifacimento dell'impianto di illuminazione e la
collocazione di elementi di arredo urbano.
In alcune vie, sulle pareti delle abitazioni
esposte favorevolmente, sono ancora presenti alcune meridiane, o orologi solari
(Via Fiume, Via Pasubio, Via Herbarel, Piazza Suspize). Attraversando le vie
Giolitti e Des Geneys, accuratamente lastricate, si è subito affiancati
dagli antichi edifici medioevali del borgo, impreziositi da piante e fiori
colorati e da piccoli particolari curati, come le tendine ricamate e gli
oggetti intagliati nel legno, affissi alle facciate. Si giunge poi alla
Chiesa Parrocchiale di S. Ippolito, raccolto
attorno alla quale si sviluppò l'antico nucleo abitato di Bardonecchia .
La chiesa, ricostruita tra il 1826 ed il 1829 nella medesima area in cui
sorgeva la primitiva chiesa romanica, ha due campanili, uno ottocentesco a base
quadrata, e laltro, sul lato sinistro, romanico. La facciata è
ricoperta di marmo di Melezet.Allinterno custodisce il fonte battesimale
in marmo grigio-rosa, il più pregevole della valle: la sua decorazione
reca scolpiti lo stemma del comune di Bardonecchia, i gigli e i Delfini di
Francia. Meritevole di citazione l'importante coro ligneo (1435-1440), che
proviene dalla famosa abbazia della Novalesa (prima metà del XV sec.),
tutto in legno di noce, scolpito da artigiani abilissimi della Savoia. Sui
pannelli del baldacchino del coro sono rappresentati profeti ed apostoli con
elementi decorativi raffiguranti animali e vegetali. Sull'altare maggiore si
può vedere un retable (ancona) della fine del XVII secolo,
particolarmente imponente, con un dipinto centrale che raffigura la Madonna col
Bambino, SantIppolito e San Giorgio. La predella scolpita a bassorilievo,
sottostante la pala dellaltare, è di notevole interesse. Raffigura
tre scene della passione di Cristo ed è una delle poche opere di
intaglio ligneo policromo in valle attribuito alla Bottega dei Serra di
Pinerolo (fine XV e inizio XVI sec.).
Sulla piazza della chiesa si affaccia
il Museo Civico: museo etnografico che raccoglie
molte interessanti testimonianze della cultura materiale locale, oggetti,
mobili ed attrezzi nonché antichità di carattere religioso.
Piccolo ma importante, mantiene vivi i valori e i ricordi di una società
che si è gradualmente e profondamente trasformata: l'economia locale, un
tempo basata sulla povera agricoltura di montagna, è stata
progressivamente soppiantata dalle molteplici attività turistiche. Il
museo ospita una pregevole raccolta d'antichi oggetti, in massima parte
realizzati in legno, suddivisa praticamente in due comparti: in uno le
testimonianze della vita e delle attività quotidiane, nell'altro oggetti
di manifattura fra cui mobili scolpiti in modo raffinato e preziosi
pizzi a tombolo,
strumento con il quale si confezionavano i pizzi (lavorazione che pare sia
stata introdotta in Alta Valle Susa nel XVII secolo). Fra l'altro il museo ben
documenta come un tempo, fra gli elementi d'arredo delle case di montagna,
spiccasse la semplice e funzionale piattaia: era diffusa in tutte le cucine,
carica di piatti e scodelle in stagno e terracotta. Accanto ad un esemplare di
tal mobile trovano posto due cofani in legno decorato con motivi gotici, adatti
a contenere granaglie e farina, e le culle per i bambini che, realizzate con
grande cura, costituiscono piccole opere d'arte.
Di valore sono anche le testimonianze
legate alla vita religiosa, come la scultura lignea raffigurante San Giovanni
Battista (proveniente dall'abbazia della Novalesa), un paramento del '400,
statue, stendardi, quadri religiosi e un portarosario intarsiato. Sulle pareti
della sala del primo piano sono esposte vecchie fotografie che ritraggono le
attività agricole non più praticate. La visita prosegue con una
rassegna d'attrezzi per l'agricoltura, che - come quasi tutti gli oggetti d'uso
- erano costruiti intagliando a mano prezioso legno di pino cembro o di meleze
(il larice locale). Dello stesso materiale erano fatte le tubazioni dell'antico
acquedotto, anch'esse presenti nel museo. Interessanti sono poi i finimenti
completi per cavalli, muli e asini. Un'ultima parte del museo è dedicata
al costume femminile locale, simile a quello dei paesi del vicino Delfinato. La
veste dei giorni di lavoro, di tessuto ruvido e scuro, era completata da una
cappellina di paglia a tesa larga: ornata con nastri colorati che pendevano
lungo la schiena, serviva a riparare dal sole. La veste di panno nero indossata
nei giorni di festa era invece arricchita da uno scialle di seta, di colore
diverso secondo i diversi tempi liturgici. |